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![]() Quali criteri usare per scegliere un prodotto all'acquisto?
E' una buona abitudine controllare sempre le etichette anche se la legge, in moti casi non obbliga a specificare informazioni importanti: l'origine del prodotto, e non solo il luogo di confezionamento!
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I miei criteri di scelta:
1. Vegan 2. Biologico 3. Equo solidale 4. Il più possibile locale 5. "Ecologico" (per quanto riguarda componenti, imballaggi eccetera) 6. Poco lavorato 7. Necessario o almeno utile... sto cercando di eliminare il più possibile gli acquisti superflui! |
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Il costo medio è relativo.
Ci sono prodotti a costo medio che sono prodotti dalle stesse industrie che producono quelli di marca. Poi secondo me va differenziato tra alimentari e non. Negli alimentari, per me è importante prima di tutto la provenienza, gli ingredienti ed eventualmente le fasi di lavorazione. La qualità di fatto dipende da quello, poi il prezzo è un altro discorso, perchè dipende dalle disponibilità finanziarie di ciascuno. purtroppo oggi siamo arrivati al "paradosso alimentare" per cui per mangiare biologico, cioè sano, dobbiamo pagare di più. Per gli altri prodotti invece dipende da tante cose. Ci sono piccole aziende che producono ottimi prodotti, lì bisogna informarsi. Infine, io cerco di dare un occhio anche alla qualità etica, sulla provenienza dei prodotti e sulla gestione aziendale. Doveroso non pubblicizzare, ma sono sicura che molti ben informati sanno… ![]() |
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I miei criteri di scelta, invece, sono questi:
1. vegan 2. poco o nulla lavorato 3. equo 4. locale 5. bio Prodotti il più possibile vicini al loro stato originario e vegan, specie se locali. Se elimini i prodotti che contengono sottoprodotti animali (uova, latte, carne, pesce e derivati) automaticamente già escludi la maggior parte delle porcherie industriali, che hanno quasi sempre nel miscuglio del latte in polvere o dell'uovo in polvere... e se vai sui prodotti bio e freschi, locali, ti liberi del 99,9% dei prodotti delle multinazionali, insomma hai quasi sempre anche dei prodotti etici. Mangiare vegan è il modo più facile di mangiare etico e fare boicottaggio senza troppi sforzi mentali! Antonella |
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Senza un "ordine di priorità":
- prezzo; - data di scadenza; - tipo di produzione e lavorazione (compresa la qualità etica, se ho capito cosa intende martina, ad esempio MAI uova che non riportano almeno la dicitura "allevamento a terra", ma meglio sarebbe "all'aperto", nonostante costino di più) - stabilimenti; per alcuni prodotti confezionati (scatolame ad esempio) la "marca" pubblicizzata e costosa, di solito etichetta diversamente alcune confezioni, a costo decisamente inferiore. A volte per una propria "sottomarca", altre volte per le marche con marchio della catena di supermercati. Tra i due prodotti "identici" ovviamente scelgo il più economico. Per altri acquisti controllo altre cose (per esempio l'etichetta, la stoffa e le cuciture per l'abbigliamento); comunque non è detto che non sia disposto a comprare merce di "bassa qualità", se il rapporto con il prezzo e con la probabile vita dell'acquisto possano essere comunque considerati "vantaggiosi"! |
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Ragazzi/e, io navigando un attimo in rete ho trovato questo bello specchietto sul sito del comune di Firenze:
http://sportelloecoequo.comune.firenze.it/pages/consumo_critico.htm 1) Compra di meno Non esistono prodotti ecologici, ma solo meno dannosi di altri. Ogni prodotto (anche un bicchier d'acqua) comporta un invisibile "zaino ecologico" fatto di consumo di natura, di energia e di tempo di lavoro. 2) Compra leggero Spesso conviene scegliere i prodotti a minore intensità di materiali e con meno imballaggi, tenendo conto del loro peso diretto, ma anche di quello indiretto, cioè dello "zaino ecologico". 3) Compra durevole Buona parte dei cosiddetti beni durevoli si cambia troppo spesso. Cambiando auto ogni 15 anni, invece che ogni 7, ad esempio, si dimezza il suo zaino ecologico (25 tonnellate di natura consumate per ogni tonnellata di auto). Lo stesso vale per mobili e vestiti. 4) Compra semplice Evita l'eccesso di complicazione, le pile e l'elettricità quando non siano indispensabili. In genere oggetti più sofisticati sono più fragili, meno riparabili, meno duraturi. Sobrietà e semplicità sono qualità di bellezza 5) Compra vicino Spesso l'ingrediente più nocivo di un prodotto sono i chilometri che contiene. Comprare prodotti della propria regione riduce i danni ambientali dovuti ai trasporti e rafforza l'economia locale. 6) Compra sano Compra alimenti freschi, di stagione, nostrani, prodotti con metodi biologici, senza conservanti né coloranti. Spesso costano di più, ricorda però che è difficile dare un prezzo alla salute delle persone e dell'ambiente. 7) Compra più giusto Molte merci di altri continenti vengono prodotte in condizioni sociali, sindacali, sanitarie e ambientali inaccettabili. Preferire i prodotti del commercio equo e solidale vuol dire per noi pagare poco di più, ma per piccoli produttori dei paesi poveri significa spesso raddoppiare il reddito. 8) Compra prudente In certi casi conviene evitare alcuni tipi di prodotti o materiali sintetici fabbricati da grandi complessi industriali. Diversi casi hanno dimostrato che spesso la legislazione è stata modellata sui desideri delle lobby economiche, nascondendo i danni alla salute e all'ambiente. 9) Compra sincero Evita i prodotti troppo reclamizzati. La pubblicità la paghi tu: quasi mezzo milione all'anno per famiglia. La pubblicità potrebbe dare un contributo a consumi più responsabili, invece spinge spesso nella direzione opposta. 10) Investi in giustizia Ecco due esempi: finanza etica e impianti che consumano meno energia. In Italia puoi investire nelle MAG (Mutua Auto Gestione) e nella Banca Etica. Investendo poi nell'efficienza energetica puoi dimezzare i consumi e i danni delle energie fossili come carbone e petrolio. |
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Dipende, se stiamo parlando di prodotti alimentari per esempio.
In proposito agli alimentari ad esempio io parto dal presupposto fondamentale che ciò che mangiamo ha ripercussioni dirette e potenzialmente pesanti sulle nostre condizioni di salute. Quindi può valere la pena risparmiare un po' su tutto. Sul prezzo di un paio di scarpe o di pantaloni o dell'automobile. Ma di certo la scelta di cercare di risparmiare sugli alimenti non paga. Nell'ultimo periodo mi sto orientando verso l'acquisto di prodotto di natura più "bio" possibile, cercando di conciliare il fatto di comprare e mangiare un alimento che non sia di produzione industriale con quello di non spenderci un patrimonio. Questo è abbastanza possibile, se si vive nel posto giusto. Io ad esempio vivo molto fuori città, in una zona di provincia in aperta campagna, zona eminentemente agricola e piena più di cascine che di paesi. Se ho voglia di mangiare del pollo, so in che cascina andare a comprarlo. E lo pago, il giusto, dando direttamente al contadino quello che pagherei in negozio per il pollo della qualità “relativamente” migliore, ma vado in un posto dove posso vedere i polli razzolare direttamente in cortile, all'aperto, dove gli vengono buttate granaglia da mangiare e non mangimi chimici. Guardo e scelgo, dico al contadino voglio quello, lui lo prende lo scanna e me lo da. Lo stesso faccio per il riso, perchè tra provincia di Lodi e Pavia è pieno di risaie, dove i contadini fanno anche un po' di vendita al dettaglio. Normalmente queste cascine sono segnalati con cartelli lungo la strada cui cerco di fare attenzione mentre guido. E così è possibile, comprando in società con altre due o tre persone, andare direttamente in cascina a comprare il sacco da 10 Kg di riso Carnaroli, buonissimo, pagandolo addirittura meno di quello trattato confezionato e venduto dalla grande distribuzione. Idem con certe verdure, recentemente ho trovato delle zucchine che ho pagato come se le avessi prese al supermercato, ma avevano un sapore: non erano acqua addensata e sporca di verde. Per la farina (sia bianca che di gran turco per fare la polenta) invece conosco un mulino dalle parti dei miei nonni, nelle marche, con ancora la macina di pietra mossa dalle pale del ruscello. Anche lì, acquisto in società tra noi, miei nonni e zii, prendiamo sacconi da 15/20 Kg e poi ce li dividiamo. Così non spendiamo di più che in negozio, mangiamo qualcosa di buono che non è in alcun modo trattato con la chimica da produzione industriale e contribuiamo a tener viva delle piccole realtà agricole e artigiane fatte di gente che di certo non ci si arricchisce sopra più tanto, ma conserva una tradizione e la tipicità di alimenti fatti come una volta e sempre più difficili da trovare. Per quel che compro al supermercato invece sono abituato a leggere le etichette. Evito le cose che contengono soia, perchè la soia usata nella produzione industriale è ormai quasi tutta transgenica, cerco sempre di orientarmi sul prodotto che sia “il più naturale” possibile. Cerco di evitare i prodotti con grassi idrogenati aggiunti o grassi vegetale di discutibile natura come gli olii di palma etc. Poi, naturalmente, a parità di qualità proposta dalle etichette compro quello che costa di meno. Ma tra un prodotto la cui etichetta non mi convinca ed un altro che costa il 15% in più ma riporta ingredienti più convincenti e sani, spendo di più. Come voi altri, cerco anche di orientarmi verso le produzioni locali. Ad esempio sui formaggi, magari mangio meno tipi di formaggi rispetto a quelli che potrei scegliere sul bancone, ma vivendo in una zona che ha una tradizione casearia, mi oriento su ciò che è prodotto sul luogo, perchè sono molto migliori le probabilità che quegli alimenti abbiano provengano da piccole produzione poco industriali e molto artigianali e siano più freschi e senza conservanti. Quindi ad esempio la crescenza non la compro confezionata, ma sfusa al banco, perchè nel supermarket del mio paese so che se ce l'hanno sfusa al banco è perchè l'hanno presa quella mattina e so pure in quale cascina, visto che il casaro è mio vicino di casa. E invece che comprare il parmigiano confezionato in plastica, quando ce l'hanno, faccio lo stesso ragionamento comprando un pezzo di grana lodigiano direttamente staccato dalla forma. e se non ci spendo di meno, beh, pazienza. |
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I miei criteri:
1: non deve fare stragi (vedi ad esempio la marca che uccide sindacalisti in Colombia... ed inquina molte acque...) 2: non deve sfruttare il lavoro minorile 3: deve dare risorse a chi coltiva e produce (equo e solidale) 4: non deve lucrare su un diritto: VARIE MARCHE DI ACQUA Insomma i criteri sono quelli di un etica culturale e sociale. (Non li ho messi nell'ordine i numeri sono dati in base a come mi sono venuti in mente, ma credo che tutti siano di eguale importanza). |
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