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![]() Come apprezzare l'opera e big Luciano Pavarotti?
Personalmente non ho mai sentito Pavarotti per un'intera opera, però la lirica per me è meravigliosa. Molto sta nell'orecchio abituato, fin da piccolo mia nonna mi faceva ascoltare musica classica quindi non la trovo "strana", ma anche se non si è abituati basta mettersi lì con un po' di pazienza, con la voglia di scoprire un genere poco inflazionato (soprattutto in certe fasce di età) ma davvero sublime e lasciando perdere veri pregiudizi (come il fatto che sia da "vecchi", che sia noiosa o altro).
Se fossi in te partirei da opere in italiano che facilitano notevolmente l'ascolto. Per esempio il Don Giovanni o il Barbiere di Siviglia. Nei CD trovi anche il libretto, altrimenti guarda su WikiBook e troverai il libretto del Don Giovanni che ho messo online. (altrimenti Google ) Poi ti metti in un posto tranquillo, magari con delle cuffie, e te la godi. |
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La cosa migliore per cominciare ad apprezzare l'opera è andare a vederne una dal vivo con qualcuno che la conosce e che ti può aiutare ad "entrarci". Consiglio prima di leggere il libretto per conoscere la vicenda e inoltre scegliere opere (per cominciare) come il Barbiere di Siviglia, Tosca, Rigoletto, Butterfly ecc...
Poi passi all'ascolto dei dischi... e godi anche a casa! ![]() |
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Guarda, ho ascoltato ed assistito a molte opere, ma non c'è stato verso: o ne rimani affascinato, o non ti piacciono. Non ci sono vie di mezzo… e nel mio caso è anche una cosa strana, visto che ascolto molta musica classica.
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Dal basso della mia incompetenza in materia (mi piace il canto lirico ma non la musica che l'accompagna), devo dire che le cose che più mi colpivano di Pavarotti erano:
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![]() Quote:
Bisogna pur dire che la nitidezza di pronuncia (fatte salve certe impostazioni tecniche che io considero "degenerate") è una caratteristica generale del timbro tenorile e non è quindi un'esclusiva pavarottiana. Sul piano espressivo, in effetti, non era una cima: basta confrontarlo con le esecuzioni di Gigli (a titolo di esempio, emblematica è la canzone "Mamma"!) per rendersene conto. Celletti, un po' causticamente, preferiva Claudio Villa al Nostro... E' il suo timbro unico, regale, dorato, corroborante, che ci fa innamorare il suo canto. Comunque, niente da dire: nella nostra epoca è stato il più grande, soprattutto per come ha interpretato e gestito il suo ruolo-immagine, "rinverdendo a tutti gli effetti il mito del Tenore" (Gualerzi). Personalmente, come approccio filosofico al canto, per fare un nome anagraficamente a noi vicino, preferisco Alfredo Kraus. Ciao! |
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